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	<title>Fatti senza censura &#187; .Il Fatto Quotidiano</title>
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	<description>TUTTO QUELLO CHE VI DICONO E&#039; FALSO, TUTTO QUELLO CHE NON VI DICONO E&#039; VERO</description>
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		<title>Milano, il Comune istituisce la Commissione antimafia. Pdl e Lega si astengono all’ultimo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:06:23 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[.Il Fatto Quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[ L&#8217;organismo, che dovrà contrastare i clan e i loro affari in vista dell’Expo, nasce dopo sette mesi di gestazione grazie a una delibera approvata dalla giunta Pisapia con 28 sì e 8 astenuti. L&#8217;accordo tra maggioranza e opposizione è saltato dopo la bocciatura di un emendamento del Popolo della libertà respinto dal centrosinistra Era una delle priorità del programma elettorale di Giuliano Pisapia. Ci sono voluti sette mesi, ma alla fine la Commissione antimafia è nata. Grazie a una delibera approvata ieri dal Consiglio comunale di Milano, con 28 sì e 8 astenuti. Al termine di un percorso più accidentato del previsto. E senza il voto favorevole del Pdl, astenuto, e della Lega, i cui consiglieri hanno abbandonato l’Aula in anticipo. La Commissione avrà 18 membri, di cui otto scelti nella minoranza. Secondo il capogruppo del Pd Carmela Rozza, “Milano e la politica milanese hanno posto il primo tassello perché la città torni a essere la capitale morale del Paese”. Di tutt’altro avviso Carlo Masseroli, capo dei consiglieri del Pdl, che ha parlato di strumento “inutile e di parte”. In realtà l’accordo raggiunto a fatica dopo mesi di trattativa sul tema dell’antimafia è saltato soltanto negli ultimi istanti della seduta [...]]]></description>
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		<title>La Lega nord prova a mettere il bavaglio al web</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 17:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[.Il Fatto Quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Il deputato del Carroccio Fava ha fatto approvare un emendamento alla Legge comunitaria: “qualunque soggetto interessato” e non più solo la magistratura, può chiedere ad un provider di “rimuovere contenuti online ritenuti illeciti dal richiedente” Dopo il sequestro di Megaupload e la risposta di Anonymous, la “prima guerra digitale” è una hashtag caldissima su Twitter. Di “guerra” si parla perchè la chiusura del sito di condivisione  è stata vista da molti visto come una risposta repressiva alle proteste contro il Sopa, la legge americana che, con la scusa di combattere la pirateria online, mette di fatto il bavaglio al web. La questione ci riguarda da vicino, ora anche l’Italia entra in un clima d’allerta: è già in Parlamento un’altro emendamento che potrebbe trasformarsi nell’ennesimo tentativo di imbrigliare la Rete anche a casa nostra. Come segnalato dal giurista nostro blogger e vero “cane da guardia” delle libertà digitali, Guido Scorza, il deputato della Lega Nord Giovanni Fava ha presentato e fatto approvare un emendamento alla Legge comunitaria da lunedì all’esame della Camera. Il provveidemento prevede che “qualunque soggetto interessato” e non più solo l’autorità giudiziaria o amministrativa, possa chiedere ad un fornitore di servizi Internet di rimuovere contenuti pubblicati online e ritenuti illeciti dal soggetto richiedente”. La questione suona tecnica, ma [...]]]></description>
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		<title>I ribelli libici esultano: “Ora tocca a Gheddafi”</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 17:57:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[.Il Fatto Quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Alessandro Oppes 3 maggio 2011 E ora “tocca a Gheddafi”. Esultano i ribelli libici all’annuncio della morte di Osama bin Laden, e non nascondono la speranza che il Raìs “affronti lo stesso destino”. E’ la risposta a chi li sospettava di simpatie nei confronti di Al Qaeda. “Siamo molto contenti e aspettiamo il prossimo passo. Vogliamo che gli americani facciano lo stesso a Gheddafi”, dice da Bengasi il portavoce militare dei rivoltosi, il colonnello Ahmed Bani. Parole di giubilo che arrivano proprio mentre, a Tripoli, il leader della Jamahiriya piange il figlio ventinovenne Saif al-Arab, ucciso sabato notte in un raid aereo della Nato nel quale hanno perso la vita anche tre nipoti del Colonnello, tutti bambini di età inferiore ai 3 anni. Ai funerali, che si sono svolti ieri nella capitale dopo la preghiera del mezzogiorno, hanno assistito più di 2000 persone che inneggiavano al regime e urlavano slogan contro la coalizione internazionale, chiedendo “vendetta” contro la Nato. Le salme sono state sepolte nel cimitero dei martiri di Al-Hani, mettendo così fine, almeno ufficialmente, alle speculazioni degli ultimi giorni sull’autenticità della notizia. I dubbi sulla morte del figlio più giovane di Gheddafi sono stati fugati [...]]]></description>
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		<title>Uccidere è lecito quando si tratta di un tiranno?</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 17:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[.Il Fatto Quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Redazione Il Fatto Quotidiano 3 maggio 2011 Feste negli Stati Uniti per la morte di Bin Laden, esultanza a Washington, generale compiacimento da parte dei governanti di tutto il mondo per l’uccisione di Osama bin Laden. Che viene vissuta e interpretata come una vittoria nella guerra al terrorismo, una prova di forza, la fine simbolica del lutto per le vittime del terrorismo. Voce dissonante quella del Vaticano: “Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini”, ha dichiarato ai media il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. Inoltre il cristiano, “spera e si impegna perchè ogni evento non sia occasione per una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace”. E in un momento in cui l’Occidente fronteggia e combatte un altro tiranno, Gheddafi, abbiamo posto ad alcuni dei nostri commentatori la domanda se sia lecito uccidere il tiranno. Le risposte sono composite, problematiche. Da Marco Politi che ricorda come sin dai tempi antichi è riconosciuta lecita l’uccisione del tiranno, a Lucia Annunziata che parla di una “restituzione emotiva”. Mentre Giampiero Gramaglia racconta il “malessere” provocato dalle scene di [...]]]></description>
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		<title>Processo Mediatrade, B. in aula tra claque e contestatori</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 17:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Antonella Mascali 3 maggio 2011 Ormai il lunedì mattina Silvio Berlusconi ha deciso di trascorrerlo in Tribunale per presenziare ai suoi processi. Secondo alcuni sondaggi, gli serve per riprendere consensi. Fare il perseguitato della giustizia ingiusta a quanto pare fa presa su uno spicchio del Paese. Così ieri, prima di assistere all’udienza preliminare Mediatrade, dove ha rilasciato brevi dichiarazioni spontanee, ha rispettato il copione. E l’ha adeguato alle circostanze: “In una giornata in cui è stato ucciso Osama Bin Laden, sono costretto a passare delle ore in tribunale per difendermi. Ho subito 24 tentativi sovversivi da parte di magistrati che volevano contestarmi vari reati. Sarebbe bastato che uno di questi colpi fosse andato a segno, per eliminare dalla vita politica chi c’è perché il popolo lo ha scelto con elezioni democratiche”. Via Freguglia, la strada laterale da dove è entrato il premier, era transennata sul lato dove si sono ritrovate poche decine di fan con bandiere tricolori, palloncini e cartelli: “Silvio siamo con te”. Al settimo piano del Palazzo, per motivi di sicurezza, era sbarrato l’accesso al corridoio dell’ufficio della giudice per l’udienza preliminare, Maria Vicidomini. Divieto uguale per tutti, anche per i sottosegretari Daniela Santanchè [...]]]></description>
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		<title>Referendum, Celentano “sveglia” gli animi</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 17:46:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[.Il Fatto Quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Redazione Il Fatto Quotidiano 3 maggio 2011 Grazie alla lettera scritta da Adriano Celentano e pubblicata sul Fatto Quotidiano, del referendum sul nucleare, l’acqua e il legittimo impedimento ora si parla. Alemeno sui giornali, perché l’argomento in tv è tabù. E lo sarà finché non verranno decise le regole per discuterne durante la campagna elettorale per le amministrative. “Oggi la commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai deve assolutamente varare il regolamento sui referendum. Non si possono prendere a calci i diritti dei comitati referendari” dice il senatore del Pd Vincenzo Vita. L’Italia dei Valori denuncia “lo scandaloso ritardo nell’emanare il regolamento per la par condicio dei referendum e il vuoto informativo sui quattro quesiti del 12 e 13 giugno”. E il leader dell’Idv Antonio di Pietro scrive una lettera per ringraziare Celentano: “Caro Adriano, in questi tempi faziosi in cui ci si schiera sempre non a seconda di quello che si pensa e che si crede che sia giusto ma a seconda di cosa conviene di più a se stessi e alla propria parte politica, c’è bisogno di uomini liberi come te”. Perché, aggiunge di Pietro, tra i tanti rischi che corre l’Italia ce n’è uno [...]]]></description>
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		<title>Il bavaglio Rai al concertone del Primo Maggio</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 17:35:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Redazione Il Fatto Quotidiano 3 maggio 2011 Cantanti e artisti obbligati a firmare una liberatoria: vietato parlare di politica Il classico concertone del Primo maggio è piaciuto a chi l’ha visto sul divano e a chi era in piazza San Giovanni. Ma nessuno dei cantanti e dei comici ha potuto informare i cittadini-spettatori (2,5 milioni da casa) che il prossimo 12 e 13 giugno ci sarà un referendum sul legittimo impedimento, sulla privatizzazione dell’acqua e sull’energia nucleare. Nessuno ha potuto sfiorare l’argomento perché la Rai, che ha trasmesso l’evento comprandone i diritti per 700 mila euro, ha obbligato i partecipanti a firmare una liberatoria che vietava di esprimere valutazioni sul prossimo voto amministrativo o di parlare anche genericamente dei referendum. Una decisione imposta a Raitre dalla direzione generale di viale Mazzini, proprio nei giorni del cambio di guardia tra il dimissionario Mauro Masi e il probabile successore, il vicedirettore Lorenza Lei. (video di Luigina D’Emilio e Paolo Dimalio) La manifestazione di piazza San Giovanni rientra nel periodo di par condicio sia dei referendum e sia del voto nei comuni e nelle province italiane, ma la legge non vieta a cantanti, comici e artisti di discutere del [...]]]></description>
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		<title>Da Verdone a Battiato, da Pif alla Mannoia. Sul referendum tutti con Adriano</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 17:44:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Redazione Il Fatto Quotidiano 1 maggio 2011 L’appello di Adriano Celentano è arrivato forte e chiaro al popolo dei referendari, che ha manifestato a più riprese a Roma, sotto la sede Rai, sotto Montecitorio e sotto gli uffici dell’Enel. Alla tv pubblica i comitati che si battono “per l’acqua bene comune” e per fermare il nucleare chiedono “informazione”, affiancati in questa battaglia anche dalla Federazione Nazionale della Stampa. Per adesso i tg delle reti nazionali hanno trattato l’argomento solo per dar conto delle mosse dilatorie del governo, mentre la Commissione parlamentare di Vigilanza ancora non ha approvato il “regolamento” per dar conto dei temi referendari, e il rischio è che per informare i cittadini resti la stretta finestra tra il secondo turno delle amministrative fissato a fine giugno e la data del nuovo richiamo alle urne, il 12-13 giugno. Antonio Di Pietro ha scritto una lettera al presidente Rai Paolo Galimberti rammentando come “dal 4 aprile scorso, inizio ufficiale della campagna referendaria, la Rai, con la sola eccezione della puntata di Annozero andata in onda il 28 aprile, non ha ancora iniziato a diffondere sulle sue reti, radiofoniche e televisive, programmi di comunicazione politica sui quesiti [...]]]></description>
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		<title>Soldato Sabrina presente. Anche la Ferilli è pro-referendum</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 17:38:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Società &#124; di Chiara Paolin 1 maggio 2011 L&#8217;attrice romana non ha dubbi: bisogna votare. Per dire no al progetto atomico e alla privatizzazione dell&#8217;acqua. E il legittimo impedimento? &#8220;Una cosa vergognosa&#8221; “Ragazzi, qui la cosa è molto seria. Ho capito che l’individualismo è il male atavico degli italiani, ma stavolta bisogna davvero darsi da fare. Tutti quanti”. La Ferilli c’è. Nel manipolo che Adriano Celentano può mettere in campo per convincere la gente a ricordarsi del 12 e 13 giugno, Sabrina prende volentieri il posto d’attacco. Anche lei pro referendum? E non da oggi. Già ai tempi della legge sulla fecondazione assistita mi sono spesa parecchio. Ci mancherebbe. È l’unica arma che ha il popolo per esprimersi sul lavoro del Parlamento. Uno strumento preziosissimo. Che va usato, sempre. Però sembra impossibile che 25 milioni di persone decidano di fare lo sforzo decisivo. Non succede da vent’anni. Lo farebbero tutti molto volentieri quello sforzo se solo capissero quel che sta succedendo davvero. C’è un rimbambimento collettivo, una confusione totale, un lavoro di disturbo molto ben organizzato che spinge gli individui verso l’inerzia. Scopo finale? Continuare a comandare loro, quelli che decidono tutto senza darsi nemmeno più la pena di cercare [...]]]></description>
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		<title>In piazza per informare</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 17:34:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Redazione Il Fatto Quotidiano 1 maggio 2011 Se l’appello lanciato da Articolo21 contro lo scippo dei referendum viaggia oltre le cinquemila firme (Ottavia Piccolo, Roberto Vecchioni, Marco Paolini, Franco Battiato, Neri Marcorè, Lella Costa, Antonio Cornacchione, Giovanna Marini, Teresa Mannino tra gli altri) e si aprono brecce nel muro dell’informazione (con la Rai che continua a disinteressarsi della faccenda in attesa di un fantomatico “regolamento” di là da venire), l’appello di Celentano continua a mietere consensi. Il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, presidente nazionale di Legautonomie ed esponente del Pd ha sottoscritto l’appello del “ragazzo” della via Gluck: “Si deve reagire e per questo mi farò promotore di iniziative dei sindaci, che so essere molto sensibili sui temi posti dai referendum e sulla sfida democratica che si gioca”. Anche Massimo D’Alema ritiene che Berlusconi abbia “fatto una cosa di una gravità enorme. A questo punto il referendum lo si fa su di lui, visto che non si può fare sul nucleare”. Spiega D’Alema: “Come egli stesso ha confessato non siamo di fronte a una nuova politica energetica, Berlusconi ha solo detto di prendere questo provvedimento per rimuovere il referendum e poi dopo riproporre il nucleare, un [...]]]></description>
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		<title>l’amico di Berlusconi dichiara guerra all’Italia</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 17:32:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Alessandro Oppes 1 maggio 2011 Addio amicizia, fine di un’intesa. “Con l’Italia è guerra aperta”, proclama Muammar Gheddafi nella sua ultima, lunga sfuriata televisiva. Ottanta minuti in diretta per tendere una mano alla Nato, con una proposta di tregua subito respinta al mittente dal quartier generale della missione Unified Protector (“servono fatti, non parole”), per ripetere che non lascerà il potere, ma soprattutto per lanciare pesanti accuse e una chiara minaccia al vecchio alleato Berlusconi. “Dov’è il trattato di amicizia? Dov’è il divieto di aggressione contro la Libia da parte dell’Italia? Dov’è il Parlamento italiano? E il governo? E il mio amico Berlusconi?”, si chiede il Colonnello fissando con sguardo severo la telecamera. Tutto finito, per il Raìs, che ora arriva ad accusare il nostro governo di attuare “la stessa politica fascista e coloniale dei tempi dell’occupazione”. E allora, non resta altra scelta: “Porteremo la guerra in Italia”, dice minaccioso, assicurando che “lo vuole il popolo libico”. Gheddafi parla proprio nel giorno in cui si celebra il 96esimo anniversario della battaglia di Gardabiya contro l’occupazione italiana. Una battaglia nella quale il leader libico sostiene che sarebbe stato ucciso suo nonno. Inevitabile il riferimento al passato coloniale, [...]]]></description>
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		<title>Si leggono strani titoli sui giornali</title>
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		<pubDate>Sun, 01 May 2011 17:19:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Marco Travaglio 1 maggio 2011 Si leggono strani titoli sui giornali. E, siccome non vengono smentiti, vuol dire che succedono strane cose nella politica italiana. Soprattutto nei rapporti fra il capo dello Stato, il governo e le opposizioni. Diciamo subito che il presidente Napolitano ha tutto il diritto di ritenere che, per autorizzare il cambio delle regole d’ingaggio della nostra partecipazione alla guerra di Libia (dal “non bombardiamo” al “bombardiamo”), non occorra un passaggio parlamentare, anche se è difficile sostenere che resta tutto come prima mentre cambia tutto. E precisiamo pure che, se il Pd è d’accordo con B. sulla svolta disinvolta dal non bombardare al bombardare, fa benissimo a presentare una mozione pro B. (che il Pdl potrebbe addirittura votare), lasciando sole la Lega e l’Idv a dire no. Se davvero il partito di Bersani (o chi per lui) la pensa come B., non c’è motivo che gli voti contro solo per farlo cadere. Il problema semmai è capire come può il Pd pensarla come B. su una questione cruciale come la guerra, andando contro non solo la maggioranza dei suoi elettori (leggere i commenti della base piddina inferocita sulla pagina facebook di Bersani per [...]]]></description>
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		<title>I referendum, in primo luogo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 17:26:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[.Il Fatto Quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Paolo Flores d&#8217;Arcais 30 aprile 2011 Berlusconi e Bossi sembrano – sputati – quelli del detto toscano: i due ladri di Pisa che litigano di giorno e vanno a rubare insieme di notte. In questo caso non stiamo facendo riferimento alle grassazioni ennesime e infinite delle cricche di regime che prosperano grazie al malgoverno di B e B, ma al miserabile minuetto che stanno intrecciando sui bombardamenti contro Gheddafi. Di giorno fanno finta di darsele di santa ragione, il “celoduro” gracchia che “o lo stop ai raid o può succedere di tutto”, il “culomoscio” (come lo chiamano le sue prezzolate) risponde chiedendo che Napolitano protegga il governo contro i celti che vogliono fargli la bua. Di notte, però, in quella notte della democrazia liberale che è ormai diventato il parlamento degli Scilipoti, si scambiano amorosi sensi per continuare a tenere in vita il governo di Roma-Milano-ladrone, tanto i telegiornali minzolinizzati daranno a bere agli italiani quello che fa comodo al Narcisocrate di Arcore e al suo scudiero di Pontida. Nel frattempo l’opposizione non c’è, per non smentirsi. E se per caso c’è, dorme. L’altro giorno, per dire, poteva tranquillamente mandare sotto il governo su un documento [...]]]></description>
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		<title>Celentano è rock, tutti gli altri lenti</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 17:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Marco Travaglio 30 aprile 2011 “Cari studenti, comunisti, fascisti, leghisti e operai…”. Della lettera-appello che ci ha regalato Celentano è bello soprattutto l’attacco. E anche la chiusa che invita tutti a usare “l’unico mezzo di sopravvivenza che ci resta: il voto. Il 12 giugno dobbiamo andare assolutamente a votare”, anche se il governo, dopo lo scippo del nucleare, svuotasse le urne anche dell’acqua e del legittimo impedimento, anche se i seggi restassero chiusi: “Il nostro voto lasciamolo pure per terra scritto su un foglietto, in modo che l’indomani tutti i marciapiedi d’Italia siano invasi da 40 milioni di bigliettini”. È sorprendente come un cantante di 73 anni riesca a trovare la freschezza e le parole giuste per fotografare il momento cruciale che viviamo e l’occasione che abbiamo a portata di mano, lì dietro l’angolo. La freschezza e le parole giuste che ha trovato l’altra sera un comico di 63 anni, Beppe Grillo, nell’intervista a Francesca Fagnani di Annozero. Ha detto che questi politici sono morti e, se sembrano ancora vivi, è solo perché sono sempre in tv. E ha citato la banalità del male di tanti complici “perbene” del nazismo, immortalati nel libro I volenterosi carnefici [...]]]></description>
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		<title>La lite a distanza tra Beppe Grillo e Michele Santoro</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Apr 2011 17:19:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vekmaster</dc:creator>
				<category><![CDATA[.Il Fatto Quotidiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Archivio cartaceo &#124; di Redazione Il Fatto Quotidiano 30 aprile 2011 La lite a distanza tra Beppe Grillo e Michele Santoro non ha scatenato i commenti in Rete, dove la platea del comico genovese è forte e molto attiva. Durante un’intervista registrata, mandata in onda da Santoro nell’anteprima di Annozero, Grillo ha iniziato un discorso su Parmalat e il nucleare, ma poi riferendosi al giornalista ha attaccato chi ospita in studio politici “morti” e “volenterosi carnefici della nostra democrazia”: “Ho letto un libro che mi ha fatto aprire gli occhi. Si intitola I volenterosi carnefici di Hitler. Quelli che hai tu in studio, i politici, sono i volenterosi carnefici della democrazia, per questa gente qui è finita, tu Santoro tieni in vita queste persone, non sei un media ma un medium, fai parlare la gente alle tue spalle invece di far parlare i politici in studio”. Santoro ha accettato il confronto e ha subito replicato notando una stranezza nel ragionamento di Grillo: “Basta con Annozero? Lo pensa anche Berlusconi”. E ha aggiunto: “Se noi vogliamo davvero un cambiamento in senso ecologico della realtà che ci circonda, dobbiamo imparare ad amare tutte le piante che ci circondano, e se vogliamo una [...]]]></description>
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