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Archivio cartaceo | di Redazione Il Fatto Quotidiano

29 agosto 2010

Cicalini, macchinisti, fuochisti, uomini di fatica, ecco a voi i punti programmatici del manifesto del partito della Cicala.

Premesso:
che nella Cicala non ci sono regole e che l’unica regola è che non si rispettano le regole (noi della Cicala non facciamo file, non chiediamo permesso, passiamo col rosso, parcheggiamo dove ci pare, ci freghiamo gli accappatoi negli alberghi, non paghiamo le tasse, per carità!!)

che l’obiettivo primario della Cicala è che ciascuno faccia il proprio porco comodo, dicesi porco e dicesi comodo, dato che nella Cicala il reato non solo è regola ma, anzi, è caldeggiato.

Roberto Saviano vittima di un avvertimento mafioso

dateScritto 28 agosto 2010 da Vekmaster

Cronaca | di Redazione Il Fatto Quotidiano

28 agosto 2010

Roberto Saviano sarebbe stato vittima di un avvertimento mafioso. Lo rivela Dagospia. Il fatto sarebbe avvenuto nella sera di lunedì scorso. L’autore di Gomorra, accompagnato da cinque agenti, si trovava a Sabaudia, ospite di alcuni amici. Nella strada circondata dalle ville dei vp della località, la stessa sono state trovate venti cornacchie, uccise e congelate.

Due giorni dopo diversi giornali, dal Messaggero al Corriere della sera, parlarono di una goliardata, o di uno strano rito macabro.

Giustizia & impunità | di Redazione Il Fatto Quotidiano

26 agosto 2010


La notizia sarà pubblicata sul numero dell’Espresso in edicola domani. Le dichiarazioni dell’ex killer di Brancaccio sono al vaglio della procura di Palermo. Il senatore non risulta indagato

Ci fu un tempo in cui il senatore Renato Schifani non si occupava di politica. Faceva l’avvocato, civilista, e in questo ruolo agganciò spregiudicate conoscenze con uomini vicini a Cosa nostra. Erano i tempi in cui esibiva con orgoglio l’ormai mitico riporto in testa. Anni Ottanta, inizi dei Novanta. Epoca in cui l’allora intraprendente legale, che da lì a poco sarà eletto nel collegio siciliano di Altofonte-Corleone, avrebbe ricoperto un ruolo di prestigio, mediando i rapporti tra i fratelli stragisti Filippo e Giuseppe Graviano, e il duo Berlusconi-Dell’Utri. La notizia viene riportata sul numero dell’Espresso in edicola domani. A firmare l’articolo è Lirio Abbate, ex cronista dell’Ansa che l’11 aprile 2006 fu il primo a dare la notizia dell’arresto di Bernardo Provenzano. Si parla di “ombre inquietanti” che emergono dal passato. Di “spettri” ripescati dentro a trent’anni di storia di un uomo che ha girato i tribunali di mezza Italia difendendo i patrimoni dei boss mafiosi.

Le mani della mafia sull’energia verde

dateScritto 26 agosto 2010 da Vekmaster

Ambiente & Veleni | di Tommaso Sodano

26 agosto 2010

Da uno studio dell’Europol si ipotizza uno scenario con la presenza sempre maggiore del crimine organizzato nel settore. Una situazione che in Italia è realtà da decenni

Chi ha compreso bene che le fonti rinnovabili possono essere una opportunità d’oro per realizzare grandi guadagni, magari riciclando il denaro sporco proveniente dai traffici illeciti, sono le mafie. E le organizzazioni criminali italiane sono già attive per accaparrasi fette importanti dei nuovi investimenti nel settore energetico.
Quarant’anni fa le fonti per produrre energia pulita erano una chimera. Oggi sono una realtà importante e in futuro lo saranno sempre di più. Tant’è che nelle economie occidentali le energie verdi hanno assunto un ruolo centrale nelle agende politiche e il Vecchio continente si è candidato a fare la parte del leone in questa partita.

Sputtanopoli

dateScritto 25 agosto 2010 da Vekmaster

Blog | di Peter Gomez

25 agosto 2010

Fino a ieri nel centrodestra a confessare con chiarezza come stavano le cose ci avevano provato, inutilmente, più o meno tutti. Persino Silvio Berlusconi che già a inizio del 1994 aveva spiegato a Indro Montanelli: “Se non entro in politica finisco in galera e fallisco per debiti”. Un concetto semplicissimo. Facile da comprendere. Ribadito sei anni dopo, in un’intervista a La Repubblica, anche da Fedele Confalonieri. “La verità”, diceva il miglior amico del premier, “è che se Silvio non avesse fondato Forza Italia noi oggi saremmo sotto un ponte o in prigione con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori”.

Processo breve, così Berlusconi si prepara la fuga

dateScritto 24 agosto 2010 da Vekmaster

Giustizia & impunità | di Antonella Mascali

24 agosto 2010

Il No B Day deve diventare una piccola epopea

dateScritto 22 agosto 2010 da Vekmaster

Politica & Palazzo | di Luca Telese

22 agosto 2010


Finché è in carica Berlusconi è sempre opportuna una manifestazione che ne chieda le dimissioni

E’ davvero uno strano dibattito quello che si è aperto nella rete all’insegna dell’interrogativo: “No-B-Day” sì, No-B-day-no”. Qualcuno si chiede sei sia giusto convocare una nuova manifestazione nazionale contro il Cavaliere, qualcun altro aggiunge che la prima resta un evento irripetibile, una icona perfetta da non mettere a rischio con il tentativo di un bis che potrebbe non riuscire altrettanto bene. Sembra quasi che la tentazione contemplativa rischi di prevalere sull’esigenza di agire.
Ora, prese singolarmente tutte queste obiezioni hanno un qualche fondamento di senso, ma guardate nella loro complessità non ne hanno nessuno. Si potrebbe partire dal terreno della celluloide, per esempio: nei tempi moderni i sequel vengono girati sempre insieme ai prequel, incassano più i bis che le anteprime, e si strutturano in trilogie, quadrilogie, saghe. Ecco, il No-B-day dovrebbe diventare una piccola epopea, un rito propiziatorio che accompagna il crepuscolo di una stagione antica, e prepara l’avvento di una nuova. Il nostro giornale in quel prequel ebbe un qualche ruolo di stimolo: ci piacerebbe molto poter tornare un strumento di servizio per chi vuole mettersi in moto.
Deve esserci qualcosa di strano, in questo paese, se salta fuori che molti – a cominciare da quelli che dovrebbero farla – hanno una curiosa considerazione dell’opposizione. A tutto servirebbe, tranne al suo scopo primario: opporsi ad un governo non gradito. Qualcuno pensa che sia un ufficio di collocamento, qualcun altro la intende come un parcheggio di lunga sosta o una sala di attesa in cui attendere la chiamata, altri ancora la immaginano come una collezione di istantanee e di polaroid, medaglie da appendersi al petto, forse per poter dire, un giorno, “io c’ero”. Ma sempre e comunque, uno stato di attesa. Forse è giunto il momento di recuperare l’idea che l’opposizione dovrebbe essere invece un luogo dinamico, in primo luogo per i partiti che ne fanno parte, una fucina di idee, una scuola quadri di talenti. Quando gli oppositori presunti si perdono nelle fumisterie del politichese e nei giochi di palazzo, l’elettrochoc della piazza è sempre utile. Questo furono i girotondi, questo è stato l’effetto dell’irruzione della scena del popolo viola, prima che il centrosinistra sprigionasse il suo effetto narcotico su entrambi i movimenti. Una cosa è certa: Berlusconi da solo non se ne va. E se i partiti di opposizione si acconciano all’idea che bisogna aspettare che la pera cada dall’albero, e che il grande venditore abbandoni la scena per esaustione, accadrà che un altro leader di centrodestra (ad esempio Tremonti) si prepari ad ereditare il blocco sociale che il centrodestra ha saputo costruire con grande abilità in questi anni.
La prima risposta al dibattito, dunque, è degna di monsignor de Lapalisse: finchè sarà in carica il governo Berlusconi, sarà opportuna una manifestazione che ne auspica la fine. E lo è a maggior ragione in questo momento, molto più che un anno fa. Oggi il racconto del berlusconismo sembra uno specchio infranto, un caleidoscopio multicolore che restituisce una serie di immagini frammentate e distorte, prive di coerenza. Non c’è più un filo logico forte nella narrazione del centrodestra: il grande sogno liberista è morto nella culla, la grande favola della riduzione delle tasse è diventata ormai una burla per bimbi creduli, l’utopia federalista adesso è un randello, che fra l’altro viene agitato in primo luogo contro i governatori meridionali di centrodestra. In poche parole: i tre pilastri su cui un anno fa si reggeva l’impalcatura dell’asse fra il Pdl e la Lega sono tutti e tre lesionati o pericolanti.
E poi è arrivata la crisi. Il propagandismo berlusconiano ha prodotto i suoi frutti migliori nella prefigurazione di improbabili età dell’oro, tempi di vacche grasse e di grande abbondanza di ricchezze da ridistribuire. Ecco il vero motivo per cui il presidente del consiglio non è strutturalmente attrezzato per vivere il racconto della crisi. Questo lavoro riesce molto meglio ai nuovi millenaristi, il dottor Tremonti, saggista bestsellerista della “grande paura”, e i templari leghisti, avventisti del secessionismo moderno.
Cosa serve per mostrare la debolezza di questi protagonisti? In primo luogo l’irruzione sulla scena di un altro racconto. La rappresentazione di una nuova generazione, che fuori da ogni ideologia avverte che il tempo è cambiato. Il nostro Federico Mello, ha raccontato in un bel libro (“Viola”, Aliberti editore) il dettaglio del primo indimenticabile NO-B-Day: una manifestazione propiziata da web cantautori, blogger, e tecno-casalighe d’assalto. Un incontro felice fra diverse generazioni, diversi codici, diverse storie. Quella manifestazione riuscì a far emergere una lingua moderna: un corteo, raccontammo, che sembrava stratificato, costruito sull’architettura della rete più che sull’antico telaio delle manifestazioni novecentesche. Quella grande, pacifica, non violenta folla di persone riuscì a bucare le maglie strette della struttura mediatica. L’onda lunga del No-B-day, però fu subito oscurata dalla nube del caso Tartaglia: quello che non si poteva cancellare andava sostituito. Seguirono tentativi di criminalizzazione della rete, e la spettacolare strumentalizzazione del dissennato attentato contro il presidente del consiglio. Ecco perché preoccuparsi di rovinare un bel ricordo non ha senso. Bisogna che il film interrotto riparta esattamente nel punto in cui avevamo abbandonato i protagonisti. Nessun successo è garantito: per questo è interessante andare tutti allo zoo comunale, e vedere poi da vicino l’effetto che fa.

Archivio cartaceo | di Marco Lillo

20 agosto 2010


Palermo, quell’affare da 140 miliardi e le accuse di essere “consulente” per gli interessi dei boss

Non finisce di stupire il passato di Renato Schifani. Il presidente del Senato è stato indagato dal 1996 dalla Procura di Palermo per associazione mafiosa e un’altra decina di reati. Al termine di un complesso iter, la sua posizione è stata archiviata nel 2002. La vicenda prende origine dalle dichiarazioni del pentito Salvatore Lanzalaco e, al di là della sua irrilevanza penale, merita di essere riportata perché comunque descrive l’ambiente dal quale proviene il primo presidente del Senato indagato (e prosciolto) per mafia. Il Fatto Quotidiano è riuscito a visionare il fascicolo dell’indagine.

Primarie: le facciamo noi

dateScritto 19 agosto 2010 da Vekmaster

Archivio | di Peter Gomez

19 agosto 2010

Ci risiamo. Quando le elezioni si avvicinano davvero, a destra come a sinistra, i proclami delle segreterie di partito si rivelano per quello che sono: dei bluff. Tutti parlano di democrazia e di volontà degli elettori, ma alla fine nei comuni, come in Parlamento, ci finiscono quasi esclusivamente uomini e donne scelti dalla Casta. E anche quando scattano le primarie, le consultazioni dei cittadini diventano spesso una corsa pilotata per “dare la forza del mandato popolare” a candidati di fatto selezionati dai soliti noti.

La mafia che gocciola dai polsini dei Re

dateScritto 16 agosto 2010 da Vekmaster

Blog | di Giulio Cavalli

16 agosto 2010

La notizia dei 100 milioni versati da Silvio Berlusconi alla mafia
secondo il foglio dattiloscritto e controfirmato da Vito Ciancimino secondo quanto scritto da Felice Cavallaro sul Corriere della Sera sarebbe una notizia solo in un Paese con la memoria andata in prescrizione dove un Governo ricattabile gioca a confondere i fatti con le opinioni, e a curare il cancro delle mafie con i cerotti. Quindi è una notizia.

Siamo una massa di ignoranti. Parliamone

dateScritto 15 agosto 2010 da Vekmaster

Misfatto | di Flavio Oreglio

15 agosto 2010


Proseguendo nell’analisi dei Principi Fondamentali della Costituzione Italiana oggi prenderemo in esame l’ articolo 9: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Topi di fogna

dateScritto 14 agosto 2010 da Vekmaster

Società | di Silvia D’Onghia

14 agosto 2010


Muschio sul soffitto, “turca” comune, roditori: benvenuti nei penitenziari all’italiana. Ferragosto nelle carceri per oltre 150 parlamentari. Tra questi anche Dell’Utri e Cosentino

Nel carcere di San Sebastiano il bagno turco è quasi in mezzo alla cella; a dividerlo dai letti a castello è un muretto basso. Nessuna privacy, nessuna igiene, tanto che spesso i compagni di cella litigano per i cattivi odori. Per non dire di quando dalle fogne salgono i topi. Quella di Sassari è una struttura della fine del Settecento, ospita 214 detenuti, a fronte di una capienza di 154. Una parte del secondo piano è crollata anni fa, ma nessuno ha mai pensato di ristrutturarla. E’ bastato spostare le persone, stiparle tutte al primo piano. Nelle celle di sei metri quadri vivono in tre, a volte anche in quattro. Non c’è posto per stare in piedi, si devono fare i turni per mangiare. E non nei piatti, che mancano, ma nelle scodelle.
A visitarlo ieri mattina è stata una delegazione della commissione Giustizia della Camera, Guido Melis e Gian Piero Scanu, e la segretaria dell’associazione radicale “Detenuto ignoto”: “Ero venuta tre settimane fa insieme alla deputata Rita Bernardini, qualcosa è migliorata. Ma resta una struttura da chiudere. Sette anni fa è stato costruito un nuovo carcere, ma – poiché l’appalto era stato vinto da una ditta di Anemone – la magistratura ha bloccato tutto. E pensare che, nel frattempo, Balducci se ne sta nella sua villa con piscina e sauna”.
I detenuti del carcere di San Sebastiano, invece, se alzano gli occhi vedono il muschio sotto il tetto, “come se fosse la capanna di Gesù Bambino – aggiunge Testa – Non ci sono i soldi per la carta igienica e così si usano i giornali o gli stracci, che poi vengono lavati e riutilizzati”. I 57 detenuti malati di epatite C vivono con gli altri, i 56 affetti da problemi psichiatrici non hanno neanche uno psicologo cui rivolgersi. Ben 82 sono in attesa di giudizio.
L’impegno dei parlamentari
Oltre 150 parlamentari hanno aderito quest’anno all’iniziativa dei Radicali sul Ferragosto in carcere. Le visite sono iniziate ieri. Tra coloro che hanno varcato la soglia di un penitenziario anche il deputato Pdl Salvatore Torrisi, che ieri mattina è entrato nella struttura di piazza Lancia, a Catania: “Rispetto allo scorso anno alcuni miglioramenti ci sono (finalmente ci sono le docce in tutte le stanze), ma i problemi permangono. A fronte di una tenuta massima di 300 persone, ce ne sono oltre 500. Molte persone provengono dai quartieri in cui c’è forte disagio sociale. La politica dovrebbe intervenire: si potrebbero apportare correttivi alla legge sulla droga, per quanto riguarda l’uso personale, così come sul piano delle carceri il reato di clandestinità ha peggiorato la situazione”. “Ci sono un centinaio di strutture nuove che potrebbero essere utilizzate – spiega il senatore Idv Stefano Pedica – I parlamentari non dovrebbero limitarsi alla visita di Ferragosto, ma entrare in carcere almeno tre volte al mese, se sperano di cambiare un po’ la situazione”.
Chi paga per la Cirielli
Come accade ovunque, anche a Grosseto sono in molti a pagare per la recidiva. “Si ritrovano a posteriori sentenze che, in base alla legge Cirielli, li riportano dentro – racconta il segretario dei Radicali, Mario Staderini – invece potrebbero stare fuori con misure alternative. Il costo di un carcere come quello di Grosseto, situato nel centro storico, è di 800 euro al giorno per detenuto. Per ritrovarsi poi invasi dai piccioni”. Anche qui sono stipate fino a cinque persone in una cella di 12 metri quadri, con bagni all’interno, senza porta e senza finestra. “Ho incontrato due ragazzi romeni che stavano scontando la pena ai domiciliari e che si erano fatti una famiglia, un lavoro – prosegue Staderini – ora sono tornati dentro e non hanno più nulla. Neanche Internet per conoscere le proposte politiche che risolverebbero i loro problemi”.
Naturalmente non sono mancate le polemiche. Tra i parlamentari che hanno aderito anche Marcello dell’Utri e Nicola Cosentino, il primo condannato a sette anni in appello, il secondo raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Una partecipazione “provocatoria” secondo l’Idv, ben vista invece dai Radicali. Unica notizia positiva, la lettera con cui il ministro Alfano ha comunicato al presidente della commissione sul Servizio sanitario, Marino, la decisione di estendere a tutte le carceri il nuovo protocollo del Pertini di Roma, il reparto detentivo ospedaliero in cui è morto Stefano Cucchi: d’ora in avanti i sanitari saranno tenuti a comunicare direttamente alle famiglie l’aggravarsi delle condizioni di salute della persona detenuta.

Mondo | di Mauro Meggiolaro

12 agosto 2010


Il governo ha presentato una proposta di legge per condannare a 25 anni di carcere chi pubblica documenti ufficiali senza autorizzazione

Nella classifica sulla libertà di stampa, pubblicata in aprile dall’ong americana Freedom house, il Sudafrica ci batte. Anche se di poco. Sceso al 70° posto (dal 66° del 2009), il paese che ha appena ospitato i mondiali risulta ancora un po’ più libero dell’Italia, che si è fermata al 72°, dopo Benin, Hong Kong e India. Presto però le cose potrebbero cambiare.

586 milioni di euro e sempre la stessa società

dateScritto 12 agosto 2010 da Vekmaster

Politica & Palazzo | di Paola Zanca

12 agosto 2010


I Radicali denunciano gli affari di Scarpellini con la Camera. La sospetta liason tra Montecitorio e la società immobiliare Milano90 dura dal 1997

Che la Milano90 srl, nella Camera dei deputati, avesse trovato la sua miniera d’oro, i Radicali l’avevano scoperto già da mesi. Che il Parlamento italiano fosse tragicamente recidivo lo constatiamo solo adesso: abbiamo speso 352 milioni di euro in tredici anni per affittare quattro palazzi, un giudice ci conferma che abbiamo firmato contratti svantaggiosi, ma alla Milano90 continuiamo ad affidare servizi, per un totale di 586 milioni di euro. L’ultimo porta la data del 27 gennaio 2010: eppure è dal gennaio dell’anno prima che sappiamo che Milano90 ci ha fregati.

Quei 100 milioni da Berlusconi alla mafia

dateScritto 11 agosto 2010 da Vekmaster

Giustizia & impunità | di Marco Lillo

11 agosto 2010

Il quotidiano di via Solferino rivela: Massimo Ciancimino ha consegnato ai giudici un ‘pizzino’ del 2001 del padre Vito che documenterebbe passaggi di contante da distribuire ai vertici di Cosa Nostra
Cento milioni di vecchie lire versati da Silvio Berlusconi alla mafia nel 2001. La relazione pericolosa per il premier sarebbe documentata in un pizzino consegnato da Massimo Ciancimino ai magistrati, secondo quanto rivelato oggi dal Corriere della Sera. Nel foglio dattiloscritto ma accompagnato da annotazioni autografe di don Vito che si riferisce al boss Bernardo Provenzano con l’appellativo di ragioniere, si fa esplicitamente il nome del presidente del Consiglio.

Archivio cartaceo | di Redazione Il Fatto Quotidiano

7 agosto 2010

Ecco l’oro di An che fa gola ai berluscones

dateScritto 6 agosto 2010 da Vekmaster

Archivio cartaceo | di Marco Lillo

6 agosto 2010

Eccolo qui l’oggetto del contendere, il patrimonio che divide gli ex An nelle due fazioni dei lealisti a Berlusconi e dei legalitari finiani. Dopo la tregua siglata due giorni fa nel Comitato dei Garanti, il Fatto Quotidiano, accogliendo l’invito di Fini (ben venga un’inchiesta sul patrimonio di An) è andato a verificare nei registri del catasto l’entità delle proprietà immobiliari degli eredi del Msi. Il tesoretto composto dai lasciti dei nostalgici e dalle molte sedi storiche del Movimento Sociale è notevole.

I misteri dell’agenda rossa


dateScritto 4 agosto 2010 da Vekmaster

Blog | di Marcello Ravveduto

4 agosto 2010

Domenica 1 agosto. Scario (SA). Con un rituale barocco irrinunciabile trasporto un tavolino e la mia sedia a sdraio in una zona d’ombra tra gli ulivi cilentani. Mi godo il fine settimana immerso tra il verde della collina e l’azzurro del mare. Ci vuole una pausa di riflessione bucolica. Sul piano di appoggio in ordine sparso una tazza di caffè, un posacenere, un libro e il solito toscano pronto ad ardere. Prima di sfogliare l’oggetto della mia passione letteraria concentro l’attenzione sulla copertina al cui centro campeggia una famosa foto cartoonizzata (così si dice, mi pare, nel neoitaliano dei social network) che ritrae Falcone e Borsellino. Sembra un’immagine degli anni Cinquanta che fissa un istante di vita di due borghesi siciliani. Giovanni ha la tipica posa da uomo di rispetto: sigaretta nella mano destra e la sinistra nella tasca del pantalone, rigorosamente in abito doppiopetto. Paolo lo segue in atteggiamento meno formale: giacca aperta, cravatta penzolante, capo reclinato a sinistra, sorriso quasi smarrito e mani dietro la schiena.

Piccolo diario di un testimone

dateScritto 3 agosto 2010 da Vekmaster

Blog | di Massimo Ciancimino

3 agosto 2010

Innanzitutto, grazie tutti per i commenti al mio primo post. Avete ragione voi, non basta chiedere scusa, debbo andare avanti fino in fondo. Lo devo a mio figlio e a tanta gente. Anche in nome dei molti silenzi, voluti o non voluti, di mio padre. Silenzi che hanno finito per contribuire alla creazione del desolante quadro di questi anni.

In questi giorni, lo avete letto sui giornali, la magistratura ha continuato a interrogarmi. Il contenuto dei miei verbali è coperto da segreto. Posso dunque dirvi poco.

Politica & Palazzo | di Lorenzo Galeazzi

2 agosto 2010

I candidati scelti online. Chiunque potrà loggarsi sul sito e partecipare alla creazione del programma. Ricorda Move on il movimento della vittoria di Obama

Da Internet, alle piazze, alla res publica. Dal blog di Beppe Grillo arriva una notizia che è destinata a sparigliare i giochi di palazzo. Il Movimento 5 stelle ha deciso di presentarsi alle prossime elezioni politiche, “che siano ora o nel 2013”, e alle comunali del 2011.

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